Prime avventure sulla Route 66

Seduto nel sedile posteriore di una Hunday Elantra ripenso a quanto visto in questo inizio di viaggio. Chicago ci ha accolto in un modo che non ci aspettavamo. All’inizio tutto è sembrato iniziare nel modo sbagliato: Atterraggio in ritardo all’aeroporto O’hare, fila chilometrica ai controlli, fila chilometrica per prendere l’autobus che ci avrebbe portato al noleggio auto, fila chilometrica al noleggio auto sbagliato, fila chilometrica al noleggio auto giusto. Il tutto con un volo di 8 + 2 ore sulle spalle: non male!
Stanchezza e disappunto però presto si sono dissolute nel momento in cui siamo saliti in macchina e varcato i confini della downtown. Eccola lì la Chicago by night, con la sua skyline armoniosa che anche di notte ritaglia il cielo con precisione luminescente. La visione lascia senza fiato. Tutto sembra così incredibilmente grande. Enormi sono i veicoli che ti passano a fianco, altissimi i grattacieli che ti guardano imponenti da lassù. Siamo stanchi, tantissimo, ma questa visione ci infonde una carica nuova: siamo in America gente!

Ore 8:00 del giorno 2. Bevo un litro di brodaglia che qui chiamano ingiustamente caffè. Mi lamento, ma ho bisogno di questo strano liquido, in fondo sarà una giornata lunghissima.
Decidiamo di seguire i consigli che mi sono stati dati da mia cugina dopo una vita in questa città. Al tramonto capirò cosa l’ha spinta a vivere in questo luogo.
Abbiamo poco tempo, così sfruttiamo qualche sconto datoci dal nostro motel e prenotiamo un viaggio lungo il fiume che taglia la città a Y. Vedremo tantissime cose in un tour di un’ora e mezza circa.
Prima di recarci lungo le sponde del Chicago river assaporiamo però la vista della città dall’alto. Saliamo sulla Hancock tower, dove il mondo ci appare infinito. Immenso è il lago Michigan, il cui aspetto appare piuttosto quello di un mare; sconfinata appare la città, con i suoi grattacieli che spuntano come funghi e che ora osserviamo da una prospettiva diversa. Lecco è lontana, Reggio Emilia ancora di più: non c’è dubbio.
Giunge il momento di salire sulla barca. Lo facciamo scendendo lungo il greto del fiume. Dove paghiamo caro quel tour in battello che ci mostra le meraviglie nascoste della terza città americana per numero di abitanti. La guida fornisce molte informazioni interessanti certo, ma ciò che colpisce di più è ancora una volta la grandiosità di quelle costruzioni che si affacciano lungo quel corso d’acqua. Sculture moderne che riflettono luci e ombre di una vita che pian piano si è evoluta ed intensificata lì dove non c’erano niente più che industrie e sporco. Si tratta di uno spettacolo unico, prima la trump tower, poi la Willis e infine il gran finale con la vista della skyline dal lago Michigan. Alla fine del tour, un po’ più povero e scottato da un sole che non si risparmia, sono però compiaciuto della scelta fatta.

Ore 13:30. E adesso? Adesso si mangia. Ci dirigiamo a piedi verso il navy peer e in 20 minuti ci ritroviamo di fronte a noi il peggio e il meglio della cucina americana: double bacon cheese burger, cheese fries, hot dogs. La dieta la rimandiamo a un’altra volta.
Dopo questa breve e tutt’altro che salutare pausa arriviamo fino alla fine del molo dove decidiamo di sdraiarci su ampie strutture che ricordano lettini da spiaggia in legno. Scrutiamo l’orizzonte, apprezziamo il vento della windy city e alziamo la testa sorridendo a una delle tante bandiere a stelle e strisce che sventolano incessantemente. La vita non è affatto male.

Sono le 16:30 quando ci avviamo verso Millennium Park. Un parco ampissimo, con mille modi per divertirsi. Tra questi vi è una delle attrazioni più famose di questa città: il famosissimo Bean. Questo fagiolo è una scultura di lamiera(?), o così appare almeno, che grazie ai propri riflessi unisce cielo e terra in uno spettacolo unico di giochi ottici. Minimo sforzo, massima resa.
Cosa manca a questo punto a questa giornata? Abbiamo assaporato cultura, verde e ogni aspetto visivo di questa terra. Ora, è il momento di allietare le orecchie con ciò per cui Chicago è famosa ovunque nel mondo: la musica. All’interno del millennium park vi è infatti un anfiteatro moderno dove ogni lunedì sera offrono concerti gratuiti. Ehi ma oggi è lunedì! Ecco quindi che ci è servito uno show a base di jazz e soul.
Oh Chicago! Arrivato il tramonto ho capito, oppure pretendo di averlo fatto. Sei una città cresciuta tra note musicali che risollevano l’anima e persone semplici ma incisive. Sei un bending di chitarra blues, sei il suono martellante che passa dalla laboriosità dei tuoi costruttori a una bacchetta di batteria che colpisce il rullante di una jazz band; sei il ritmo di un basso che si nasconde dietro gli altri strumenti esattamente come alcuni cittadini più timidi che si legano alla tua essenza in modo semplice e delicato. Sei spettacolo, sei ballo, sei meraviglia continua. Nonostane tutto questo, Chicago, anche per il viandante casuale come me, sei casa. Una dolce, piacevole dimora che accoglie tutti, senza distinzione alcuna: sei la Sweet home Chicago che cantavano i Blues Brother e altri prima di loro!

Ore 21:30. La sera la passiamo in un locale Italo americano, in mezzo a scelte culinarie decisamente discutibili. Siamo distrutti dal sole, dalle camminate incessanti e da un jet lag che non perdona, ma siamo soddisfatti, rinvigoriti nello spirito. Il nostro sonno quindi non può che essere sereno.

Lasciamo la città con un po’ di malinconia. Non prima di aver reso omaggio però MJ allo United center. Inizia ora il percorso sull’ex route 66. Se proseguirà sulla falsa riga di questo inizio, non posso che vederne l’ora!

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