Il pavimento trema, oppure sono le mie gambe? C’è poco spazio qui intorno. Guardo in lontananza attraverso piccole feritoie. 200m di altezza non sono pochi, qui sopra poi, mi manca leggermente il fiato, aiuto…

Ore 8:00, Springfield (IL). La macchina si accende, le ruote ricominciano a ruotare sull’asfalto.

Ore 10:00. Dopo l’ennesimo controllo di sicurezza osservo dall’interno stavolta il grande campidoglio della capitale desolata dell’Illinois. Che potenza! Statue imponenti, cupole affrescate, quadri che ricordano in pieno lo stile americano della Hudson River School. Le sedi di senato e camera poi sono il fiore all’occhiello di questo posto. Una guida porta orgogliosa i simboli del proprio stato sulla propria divisa e ci mostra impettito e con orgoglio quei luoghi dove l’eleganza regna sovrana. Nonostante sia un posto dove vivono relativamente poche persone il governo ci tiene a rimarcare la propria presenza pare…

Ore 12:00. Ancora una volta on the road. Ancora una volta con lo sguardo fisso fuori dal finestrino e le dita che si muovono veloci sulla tastiera di un computer per non lasciare che niente sfugga alla memoria che labile scomparirà nel tempo.

Lentamente ci avviciniamo a un altro stato, il Missouri e quando ne varchiamo i confini è chiaro che rispetto al precedente c’è qualcosa di diverso. La vegetazione si infittisce, il verde divampa verso l’alto qui, sulle sponde del Mississippi. Quest’ultimo è un fiume enorme, sporco ma che trascina con sé non solo fango e detriti ma anche un’incredibile quantità di storie e avventure. Questo è il Missouri, niente eleganza, solo bellezza selvaggia e crudele.

Ore 14:00. Metrolink Station di New Harvey, St. Louis. Siamo tre puntini bianchi in un quartiere di periferia trasandato di una metropoli americana. Aspettiamo il treno che ci porterà nella downtown di questa città che all’apparenza mi lascia perplesso. Qualcuno ci ha detto che si trattava di una piccola Chicago, ma a me sembra del tutto diversa. Meno curata, meno ordinata e con qualche brutto grugno in più che sembra appena uscito dalla galera. Salgo sul treno, vedremo cosa succederà.

Ore 15:00. Sono perso nel verde più totale. Alberi magnifici si attorcigliano l’uno sull’altro nel tentativo di toccare il cielo. La vegetazione selvaggia ricorda quella delle ambientazioni della Principessa e il Ranocchio della Disney. Lì era ancora più a sud ma credo che quel tipo di natura cominci da qui, in uno stato che dalle nostre parti non è particolarmente famoso.

Mi siedo su una panchina ai bordi di un laghetto. Osservo un piccolo, bellissimo padiglione posto al centro del lago su un’isoletta artificiale inaccessibile. Che pace. La natura sembra tendere alla violenza qui, ma in verità questo è un luogo di tranquillità. Mi trovo dentro a un bellissimo ossimoro.

 

Ore 16:30. Che diavolo è quello?

Esco dalla stazione della metro e rimango esterrefatto alla visione di un enorme arco che taglia a metà il cielo. Non sembra una scultura umana, no. La sensazione è quella di essere all’interno della Guerra dei Mondi. Attraverso i grattacieli delle città osservo una linea perfettamente armonica tracciarsi nel limpido cielo blu di St. Louis. Rimango a bocca aperta e incomincio a tremare al pensiero che tra qualche minuto potrei essere ritrovarmi in alto.

Ore 17:30. Veniamo stivati all’interno di minuscole cabine. Ci stringiamo parecchio, siamo in cinque lì dentro. La struttura inizia a muoversi, ma non sale, o meglio, non fa solo quello. Quel piccolo scompartimento inizia a dondolare mentre iniziamo la salita. Su, sempre più in alto. Tokyo Tower, Tokyo Skytree, Torre Eiffel, Torre di Berlino, non importa dove sia stato prima di adesso e quanto fossero alte quelle strutture, mai il senso di inquietudine è stato così elevato. Probabilmente dipende dal fatto che non ci sia niente che ti nasconda il viaggio verso l’alto a parte la visione di componenti meccanici e macchinari del 1968. Proseguo la risalita respirando profondamente.

Ore 17:45. Eccomi qui dunque. A osservare la città di St. Louis, Missouri, dall’alto verso il basso. Il senso di inquietudine non è passato, anzi si è acuito maggiormente. Nonostante questo, nonostante la sottigliezza di quell’imponente struttura che si contrappone agli spazi ristretti della sua parte interna, si tratta di uno spettacolo bellissimo. Una visione diversa da tutte quelle provate nelle torri veste in precedenza; forse proprio perché osservi il mondo dall’alto al basso trattenendo un po’ il fiato, forse proprio grazie all’adrenalina che scorre un po’ di più nelle vene.

 

Questo è il Gateway Arch, il portale di accesso all’occidente. Il punto, dal quale l’espansione verso ovest è iniziata secoli or sono, ed è uno spettacolo unico…

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here