Springfield, Joplin e Tulsa: Rievocando il passato

Ancora assonnato mi alzo dal letto. Sono le 7, discosto le tende e la luce stenta a entrare dalle finestre di quel piccolo motel nei pressi si St. Louis. Sono un po’ più stanco del solito dopo una serata passata a mangiare tacos di coccodrillo accompagnati da birra e musica nel quartiere vivo di questa città. La Route 66 però non aspetta, le tappe sono fissate con grande precisione e una pausa non è contemplata.

Di nuovo in macchina quindi, di nuovo pronti ad avanzare lungo questa strada delle meraviglie.

Procediamo per lunghi tratti fuori dall’autostrada, attraversiamo paesini dimenticati del Missouri, con case circondate da quel verde selvaggio già incontrato nella metropoli precedente. Durante il tragitto ci fermiamo a Cuba, dove una sedia gigante attrae tutti i viandanti che come noi percorrono questo tragitto. Ah, come invidio la capacità degli americani di riuscire a rendere ogni minima cazzata un’attrazione turistica. Avessimo questo spirito di iniziativa noi in Italia riusciremmo a campare di solo turismo.

Polemiche a parte però è bello attraversare questi percorsi che perforano foreste e verde e che ti fanno sentire come un avventuriero moderno alla scoperta di luoghi dimenticati da Dio.

Acceleriamo quindi, carichi verso la prossima destinazione: Springfield (Mo).

Springfield appare fin da subito come una cittadina del tutto diversa dalla precedente targata Missouri. Sembra un posto tranquillo, sensibilmente più piccolo e soprattutto immerso nel passato. Il nostro motel è una struttura storica. Fondato nel 1931 ospita i viaggiatori che attraversano il paese percorrendo questa strada e non nasconde l’orgoglio di essere un luogo chiave della Route, mostrando macchine vintage e pompe di benzina di altri tempi a chiunque decida di soggiornare nella struttura.

Camminiamo per questa città di frontiera, caratterizzata da quei mattoni rossi che sembrano un marchio di fabbrica delle piccole città di questo paese. Camminiamo per la downtown circondati da Harley Davidson, Cadillac ed edifici che si sono fermati agli anni ’60. Entro in un negozio di dischi sommerso da Lp di ogni genere musicale. Se c’è una cosa che posso affermare è che la musica non abbandona mai queste terre e ciò mi riempie di gioia.

Cosa si può fare in una piccola cittadina come Springfield quindi? Beh, la risposta sta proprio nelle melodie che alla sera attraggono nei locali. Nonostante il centro sia palesemente ridotto, l’università tende a ravvivare questo crocevia del Missouri. Era anche ciò che mi sarei aspettato dall’omonima città dell’Illinois, ma come ben sappiamo le mie aspettative non sono state soddisfatte. Non so come quindi, ma mi ritrovo su un palco, un piano alla mia destra e uno alla mia sinistra e Spitch dietro di me a martellare sulla batteria. Canto l’unico artista che sono in grado di fare e che nella mia mente si presta particolarmente bene a quei luoghi: Jhonny Cash. La gente sembra felice, balla, batte le mani e urla. Nonostante la mia performance sia ben lontana dall’essere perfetta, l’atmosfera è viva e piacevole. Il tutto si conclude con un applauso e con una stretta di mano al pianista. Suonare negli Stati Uniti: checked.

Il giorno dopo siamo nuovamente on the road. Continuiamo a optare per vie secondarie quando è possibile e questo ci porta a osservare con maggior precisione il cambio di vegetazione. Dalla natura selvaggia si passa alle foreste in piena regola e alle praterie. Ci immergiamo nuovamente in questi luoghi. La strada ci porta in una piccola cittadina sul confine del Missouri: Joplin. Anche qui insegne della Route 66 decorano le strade e invitano a fermarsi e ad apprezzare quei luoghi carichi di fascino proveniente dagli anni del dopo guerra.

Joplin ha deciso di provare a rimanere fissa nella nostra memoria grazie a diversi murales che colorano molti edifici della città. Vere e proprie opere d’arte rievocative di un passato carico di energia, sia positiva che negativa. Interessante vedere poi come gli abitanti di questo piccolo paese siano all’oscuro di ciò che caratterizza il luogo dove vivono. Sono stupiti di sapere che tre italiani visitino Joplin e mi chiedono il perché. La vera domanda, secondo me è invece perché no. Gli spiego che camminare per questi luoghi equivale all’essere all’interno di un film e sorridendo si inorgogliscono un po’.

Ci rimettiamo in macchina, Joplin sparisce pian piano alle nostre spalle. Prima di riprendere il viaggio verso la prossima meta, ci perdiamo però nella foresta profonda i cui limiti iniziano poco lontano da lì. Vogliamo abbandonare il mondo urbano per un momento e connetterci con la natura. Anche solo per pochi minuti, anche solo per assaggiarne un po’ la bellezza sconfinata data da queste terre americane.

Seguendo le indicazioni datoci dal wild life preservation center raggiungiamo quindi un luogo unico: le Grand Falls. Immense quantità di metri cubi di acqua che scorrono, scrosciano e si schiantano sulla roccia amaranto di queste terre. Davvero uno spettacolo unico.

Le ruote tornano a girare, la macchina sfreccia per le pianure del Missouri, attraversa per un breve tratto il Kansas e arriva infine a varcare i confini dello stato che ci ospiterà per questa notte: l’Oklahoma.

Sulla strada per Tulsa, percorrendo sempre il percorso tracciato dalla Route, attraversiamo paesaggi unici. Fattorie dove le mucche pascolano in libertà e campi sterminati dove ogni tanto appare qualche trattore a rimarcare la presenza umana. Ciò che di sicuro non mi aspettavo di trovare si mostra però poco dopo l’ingresso in Oklahoma. Attraversiamo e ammiriamo con curiosità e un poco di inquietudine numerose case abbandonate, intervallate da vie ricoperte di vegetazione e chiuse da tronchi immensi. Si tratta di una città fantasma in piena regola. Un piccolo borgo abbandonato per una ragione a me oscura e che ora non è altro che un’ insolito spettacolo per pochi viandanti. Un brivido mi percorre lungo la schiena.

Varchiamo l’ingresso della città del petrolio verso le tre di pomeriggio. I grattacieli di Tulsa ci salutano in lontananza. Guardiamo quella skyline con la solita ammirazione di chi, nella vita di tutti i giorni è abituato al massimo a vedere palazzi di cinque piani.

Tulsa è una città sorta sopra il più grande giacimento petrolifero del Nord America. Scopro che è un centro nevralgico del business dei combustibili fossili, ma di fatto la città non tende a nasconderlo. Mi ritrovo ben presto infatti a osservare una statua alta una ventina di metri raffigurante un operaio che si appoggia sorridente a un pozzo petrolifero. Lo status di capitale del mondo del petrolio è salvo anche oggi.

Nonostante questo, Tulsa prova a mostrarmi anche la sua anima “green” grazie al parco presente sulle sponde del fiume Arkansas. Un luogo ricco di attrazioni e dove è possibile immergersi almeno un po’ nella vegetazione mentre si ammira quel corso d’acqua immenso attraversare la città.

Arriviamo a fine giornata, l’ultima attrazione in programma all’apparenza non sembra niente di speciale, se non fosse che una volta fermatomi a osservarla e a riflettere mi comunica qualcosa di speciale. Al momento osservo una grande balena blu immersa in un laghetto sporco. Perché questa Blue Whale è per me così unica allora? Non so dirlo con certezza, ma ciò che mi trasmette credo sia la perfetta sintesi di questi ultimi due giorni.

Questo posto rappresenta a pieno il valore della memoria. In questo luogo dove una volta famiglie di altri tempi facevano il bagno e si divertivano lanciandosi dal trampolino di una balena, ora non resta che un luogo in decadenza. Nonostante questo siamo qui, nonostante non possiamo apprezzarlo al suo massimo splendore possiamo ricordarci di quello che era e sorriderne. Possiamo coglierne il messaggio ludico che nasce dalla semplicità di una foto fatta attraverso due oblò oppure scattata dalla cima di una balena blu. Inoltre, così come in questo luogo sospiro al pensiero di tempi andati, così l’ho fatto attraversando Joplin e ammirando i suoi murales, oppure ascoltando il country blues dei locali di Springfield. Sì, forse il valore di questo viaggio è proprio questo, forse ciò di cui avevo bisogno era proprio capire che è importante guardare sempre al futuro, al raggiungere una nuova meta, ma senza mai scordarsi da dove veniamo.

 

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