Route 66: Nei pressi di Amarillo e Oklahoma City

Gli Stati Uniti sono uno stato tutto sommato molto divertente. Sicuramente le stranezze non mancano e in questo viaggio comincio a comprenderlo bene. In primis tutto è gigante. Edifici? Altissimi. Strade? Larghissime. Macchine? Bestioni al cui confronto un nostro suv sembra un’utilitaria. Poi c’è il curioso fatto che anche le cose banali vengono ingrandite a dismisura. È il caso di ciò che sto osservando in questo momento per esempio. Mentre proseguiamo lungo la Route veniamo infatti attirati da un bottiglione gigante. Si tratta di Pops, un fast food che ha fatto delle bibite dolci e colorate il suo marchio di fabbrica e ora attira qualsiasi turista vi capiti a tiro. Vuoi dirmi che hai pagato un sacco di soldi e ti sei imbarcato in un viaggio lunghissimo solo per vedere città dai 300 anni di storia e bibitoni giganti? Non esattamente.
Certo, è vero che gli Usa non vantano una storia particolarmente lunga, ma c’è qualcosa di nascosto in queste terre che sfugge ai più che preferiscono camminare a testa in su per New York City. Lo capisco bene attraversando i paesaggi dell’Oklahoma: Terre di allevatori di bestiame e distese verdi. Si tratta di luoghi variopinti in cui una terra rossa di natura argillosa conferisce un’alternanza di colori unica e che ti immerge in paesaggi in cui decenni prima si sono perpetrati massacri contro gli indiani.
Cambio di prospettiva. Ci addentriamo ora nella vegetazione del Parco Nazionale più vicino a OKC. Mi bagno nelle acque purpuree del lago Thunderbird, guardo l’orizzonte e mi prendo un momento per osservare questo incredibile quadro d’autore del quale anche io ora faccio parte. Mi sento libero e in pace.

Salto in avanti veloce. La strada continua il suo corso, serpeggia tra verdi colline che piano piano perdono il proprio colore come un serpente perde la propria muta. Il giorno dopo aver apprezzato la natura dell’Oklahoma puntiamo al Texas. Amarillo é la nostra meta, l’unica città texana sulla Route 66. Al confine con il secondo stato più grande d’America osserviamo qualche agglomerato di case e poi il nulla. Il clima è già cambiato, si è fatto molto più secco e il giallo sostituisce sempre più il verde. Ci imbarchiamo in stradine deserte, facciamo la pazzia di percorrerne anche di non asfaltate, sollevando polvere rossa che sa d’America vera. Nonostante preghiamo che una gomma non ci abbandoni nel bel mezzo della solitudine, siamo esaltati dall’isolamento totale. Il tempo però scorre impietoso e a un certo punto siamo costretti per forza di cose a riprendere la highway. Piede sull’acceleratore quindi, si sfreccia lungo le immense praterie paglierine del Texas.

L’aspetto rurale di questi luoghi è unico. L’occhio si perde verso l’infinito, aiutato ad avere qualche punto di riferimento solo da bianchissimi impianti eolici che ruotano incessantemente sopra campi di granoturco e colture sconosciute.
Pausa.
Silenzio.
Il vento mi accarezza la faccia mentre la luce del sole si affievolisce sempre di più e va abbandonando le rocce del canyon. Si, il paesaggio è cambiato ancora. Abbiamo raggiunto un luogo che sembra appartenere a un’altra dimensione. Un luogo che non c’entra nulla con quanto descritto poco sopra. Si tratta del secondo canyon degli Stati Uniti per estensione. Siamo nel parco nazionale di Palo Duro, a pochi chilometri dalla città di Amarillo che abbiamo completamente ignorato. Ex riserva indiana, luogo millenario e preservato al meglio.
Sono grato di poter osservare ciò che mi circonda: Uno spettacolo indescrivibile dove la terra appare modellata da un’abile scultore. Un gigante con un senso artistico unico ed etereo che ha affidato al mondo umano la sua opera.
Ancora quei colori, ancora il rosso il verde e il giallo. Solo tre colori miscelati con magistrale armonia sopra una tela naturale chiamata Terra.
Osservo, in silenzio, a bocca aperta e fisso tutto nella mia mente. Le immagini non rendono e quindi, l’unica cosa che mi rimane da fare è scattare la mia personalissima fotografia, da conservare dentro di me, per sempre.

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