Il viaggio sulla Route 66 prosegue per Albuquerque e Santa Fe

La Hyunday Elantra procede spedita in discesa. Segue con precisione la prima svolta a sinistra, poi subito svia verso destra, arriva in fondo a un rettilineo ed esegue subito una curva a U giù da un tornante. È notte, sono al volante e osservo il buio che è calato di recente su tutto il circondario. Ad aiutarmi nella mia discesa dalla montagna vi è una luna piena splendente: La ciliegina sulla torta per quello spettacolo che ho appena osservato da a un’altitudine di 3000 metri.

Procediamo con ordine però. Abbiamo lasciato due giorni fa il Texas. Poco prima di avviarci verso il confine con il New Mexico ci siamo fermati presso il Cadillac Ranch: Un’attrazione carina che vede una lunga colonna di queste famose macchine piantate nel terreno nel bel mezzo del nulla. Niente di speciale, ma è bello poter contribuire all’opera d’arte stessa colorando queste macchine con delle bombolette di vernice abbandonate lì per i passanti. Ho impresso il marchio di Kyu, chissà quanto tempo passerà prima di essere ricoperto dalla vernice nuova di altri turisti.

Dopo questa piccola pausa procediamo spediti e iniziamo il percorso di quattro ore che ci separa da Albuquerque. Varcato il confine il paesaggio cambia nuovamente. Non riesco ad abituarmi all’idea di essere sempre nello stesso paese e vedere la natura intorno a me che evolve continuamente in qualcosa di nuovo. Si tratta sicuramente di una sorpresa sempre unica ed emozionante che suscita in me l’entusiasmo di un bambino. Con i campi coltivati del Texas ormai lontani il New Mexico si presenta decisamente diverso. La terra rossa spesso preponderante nell’Oklahoma e che ogni tanto faceva la sua comparsa anche nello nello stato precedentemente attraversato è ormai totalmente scomparsa. Il colore che caratterizza questo posto è decisamente il giallo dell’erba secca e della sabbia. Quest’ultimo è però costantemente intervallato dal verde di piccoli arbusti che conferiscono a questa creatura sud statunitense un manto a pois davvero particolare.

Nella mia mente appare subito l’immagine di diverse serie tv e film ambientati tra questi posti. Si tratta sicuramente di un paesaggio sempre più simile al Far West. Se vedessi infatti un cowboy cavalcare per queste terre in stile Red Dead Redemption non mi stupirei più di tanto. Nonostante questo è chiaro che il primo collegamento che instauro tra quello che vedo e me stesso sono le ambientazioni di Breaking Bad. Vedo in lontananza Walter White cucinare meth all’interno di un RV, ma mi spingo perfino oltre una volta arrivato in città ad Albuquerque cercando le location tipiche della serie. Il risultato è che la vera padrona della casa che nella serie appartiene a Walt ci urla e impreca dietro non appena scattiamo una foto davanti a quei luoghi. Ovviamente ne è valsa comunque la pena.

All’infuori di questo momento di cultura pop devo dire che Albuquerque mi regala poche emozioni. Certo la Old Town è carina, ma è totalmente ricostruita per dare un’idea americana di Messico in miniatura. L’uscita solare poi mi regala qualche momento di inquietudine in una delle vie principali della città, dove un paio di personaggi strani ci ferma per chiederci soldi, visibilmente drogati, ubriachi o entrambe le cose. Un tizio quasi normale ci si avvicina e ci chiede da dove veniamo:

– Italy

– Well, go home!

Obbediamo.

Il giorno dopo siamo nuovamente in viaggio. Ci dirigiamo a Santa Fe, la capitale del New Mexico. A differenza della Old Town di Albuquerque questa città sembra aver interiorizzato meglio l’eredità messicana. Case ricoperte da terra argillosa caratterizzano l’architettura di questo posto, insieme a qualche piccola chiesa e un campidoglio che in confronto a quello dell’Illinois appare abbastanza modesto. Del resto siamo pur sempre in una capitale da solo 60000 abitanti.

Dopo aver comprato un costosissimo giubbotto di pelle per sentirmi un po’ più cowboy e un po’ più Fonzie e aver assaggiato dei piccantissimi ma squisiti taco saliamo nuovamente in macchina.

Percorriamo una strada alternativa lontana dall’autostrada. Un percorso che ci porta sempre più in alto, dove il verde torna a rimarcare prepotentemente la sua presenza. Ci immergiamo in una foresta, con stretti tornanti che salgono sempre più su, fino a quando dagli spiragli tra i rami di alti alberi intravedo un panorama mozzafiato. Due cervi ci attraversano la strada, rallentiamo e questi non scappano ma ci osservano con curiosità, mentre noi contraccambiamo con stupore. Quando arriviamo in cima siamo a 10.000 piedi, circa quei 3000 metri che accennavo all’inizio. L’aria è più rarefatta e si sente. Percorriamo un breve tratto a piedi, dopo qualche scorcio sono eccitato dall’idea di vedere cosa si possa osservare dal punto più alto di quel luogo. Passo dopo passo salgo la breve salita e una volta in cima non non vengo deluso da ciò che mi si para davanti.

Rimango basito dalla bellezza che riesco a vedere dal Sandia Crest e che si estende in tutta la sua vastità.

Davanti a me c’è Albuquerque ai miei piedi. Osservo il Rio Grande farsi spazio tra le case e spingere lungo il suo percorso tortuoso fino a scomparire dalla mia vista. Quando penso poi che per un giorno soltanto io sia stato benedetto a sufficienza, il sole cala. Dapprima si nasconde timidamente dietro all’unica nuvola che macchia quel cielo blu infinito, ma poi si fa rivedere giusto prima di ritirarsi dietro le montagne. Il colore rosso tipico del tramonto colora quelle terre. Respiro profondamente quell’aria fresca di alta montagna, ne percepisco il sapore entrarmi dentro la bocca, entrarmi nei polmoni e riempirli di forza vitale prima di uscire nuovamente e lasciarmi più tranquillo, rilassato e in pace.

I problemi di tutti i giorni mi appaiono lontani, più piccoli e insignificanti. Il mondo questa notte è meraviglioso.

 

 

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